La Luna

Capitolo IV

“La luna, simbolo degli incontri più romantici, ma anche di quelli proibiti e perversi.

Simbolo di cose nascoste e da custodire nel buio della notte. Le carte vedono la causa della vostra rottura. La domanda quindi è questa, avete voi qualcosa da nascondere?”

Iniziavo a stancarmi di quel modo da fare da falsa indovina.

“Cosa insinuate?” chiesi alla vecchia, ero lì per delle risposte, sicuro non per ricevere delle domande, o peggio ancora delle accuse.

“Avete voi un qualche amore clandestino, qualcosa da tenere nascosto alla luce del giorno?” mi incalzò con voce melliflua - “No, non ho mai fatto nulla di nascosto. Le avventure di una notte non mi vanno giù, mai avrei tradito”.

“Come mai?” - chiese sorridendo, quasi che già conoscesse la risposta.

“Solo una volta ebbi la tentazione, ma le circostanze degli eventi mi fecero capire che non ne valeva la pena. Scoraggiandomi dal riprovarci”.

“Parlatemene, dunque, io la notte la conosco, magari saprò confortarvi”.

Così quasi che quella vecchia mi facesse da confidente, iniziai a raccontare. Non mi piaceva per niente quella situazione. Ma nessuno si è mai interessato a certi miei argomenti, soprattutto sul lato romantico. Ed in un momento così particolare, non mi dispiacque parlare di quelle cose al mio macabro confessore.


“Sà, per fare colpo sulle ragazze, se ne provano tante, ed io questo mi inventai.

Portai questa ragazza sul fiume Po’, ad una mezz’oretta da Parma, in uno dei lidi più frequentati, un baretto che con la bella stagione, mette la musica.

Aperitivo, tante chiacchiere ed aria fresca per combattere l’afa e la solitudine di quelle calde sere d’estate. Vede, la mia fidanzata abita in un’altra città. Così tutta l’estate sono rimasto da solo. E non ci ho trovato nulla di male a passare una serata in compagnia di un’altra ragazza. Devo essere per questo accusato?”

“Non sentitevi minacciato in nessun modo, ora continuate, non perdiamo altro tempo, trarremo le conclusioni solo alla fine”.

“Ecco, perciò per concludere la serata nel migliore dei modi, la invitai ad una passeggiata al chiaro di luna sul lungofiume. Imboccammo, dunque, una strada che costeggiava il corso d’acqua. Ci allontanammo dal locale.

Eravamo io e lei, immersi nel meraviglioso spettacolo della natura notturna. Alla nostra destra si estendeva la nera tavola. I pallidi raggi lunari creavano una suggestiva danza di spettri. Era una calda sera d’estate, l’atmosfera era magica, e quella ragazza era davvero bella. Giunti alla fine della piccola strada decidemmo di inoltrarci in una macchia d’alberi a ridosso dell’argine. Provi ad immaginare con me questa selva oscura, dall’aria un po’ mistica ed un po’ lugubre. Dove, più ci si addentra, meno si vede. Così avanzavamo nel buio, stretti l’uno all’altro, attenti a non incespicare. I nostri corpi si sfioravano, i nostri respiri si intrecciavano. L’unica fonte di luce era una qualche lama lunare, proveniente dalle piccole fenditure tra le fitte chiome degli alberi. Era tutto perfetto, e per un attimo pensare male non era poi così sbagliato. Passò un qualche tempo e non nego che la situazione ora, più che romantica, si era fatta piuttosto spettrale. Avvistammo uno spiazzo sull’argine del fiume, lì gli arbusti e gli alberi erano più radi prendemmo quella direzione.

Ad un tratto udimmo un rumore di ramoscelli spezzati, chissà quali animali abitavano la selva. Io non mi preoccupai più di tanto. Lei invece era palesemente spaventata. Le sussurrai qualche dolce parola all’orecchio per rincuorarla. Un altro rumore, questa volta più vicino. D'istinto, restammo in ascolto per qualche secondo, forse minuti, ore.

Chi poteva dirlo? Quando si ha paura si perde il senno.

Ed io un gran cuor di leone, non lo sono mai stato.

Ma qualcuno ci seguiva, ora ne si poteva anche distinguere il pesante respiro.

Tutto ad un tratto, una grossa figura ci passò davanti, non vi saprei dire di preciso a che distanza, ma era molto vicina. Sembrò non vederci, il buio ci copriva.

Uscito nello spiazzo dove eravamo diretti, i raggi della luna illuminarono completamente l’essere. Era un uomo di grande statura, tozzo, che portava in spalla un grosso fagotto.

L’energumeno, posò, con affanno, il fardello, che, per dimensioni e fatica con cui lo trasportava, sembrava davvero essere pesante. La paura per un attimo si trasformò in curiosità: che cosa avrebbe mai potuto contenere? La mente iniziò a viaggiare tra i più macabri orizzonti. L’uomo si guardò attorno con aria diffidente, prese un lungo respiro e sollevò per l’ultima volta il fagotto, per poi buttarlo nel fiume. Le acque, adesso torbide, si aprirono inghiottendo nelle loro profonde viscere il pesante mistero. Nel giro di pochi secondi, i neri flutti si richiusero su se stessi, tornando a comporre il meraviglioso scenario.

Quanto era perfido quel fiume.

L’oscura figura, mesta, si guardò attorno un’ultima volta, e sicura che nessuno la osservasse, riprese il cammino scomparendo nei meandri della macchia arborea.

Mi parve di aver visto un fantasma. Ci girammo su noi stessi e, cercando di fare meno rumore possibile, tornammo sui nostri passi. La paura sorse in me più forte che mai.

E se ci fossimo trovati davanti quel bruto assassino?

Ci avrebbe fatti a fette e gettati nel fiume? Scomparendo, anche noi, negli abissi del peggiore dei cimiteri: quello dove non si ha tomba. O ci avrebbe riservato un trattamento ancora peggiore?

Finalmente uscimmo dalla macchia, e controllando di non essere seguiti ci mettemmo a correre lungo la strada. Due figure ci vennero incontro.

“Ragazzi avete visto un uomo venire in questa direzione?” ci domandarono il poliziotti. Nè io, nè lei riuscimmo a proferir parola, eravamo ancora sotto shock: i due capirono al volo.

“É tra gli alberi vero?” tutto ciò che riuscì a rispondere, fu un cenno del capo. I due ripresero l’inseguimento. Una volta tornati al locale, la ragazza si fece venire a prendere. Non la risentì più. Non la biasimo, non credo che avesse voglia di rivedermi dopo quello che ci era accaduto. Io d’altronde ero ancora fidanzato, quindi meglio così.

Preferì poi, non indagare ulteriormente su quello che era successo, mi era andata bene, perchè avrei dovuto tornare ad immischiarmi in quella faccenda?

Presi quell’avventura, in parte, anche come un segno del destino. Ed alla fine di quella serata, ero certo di una cosa: mai più appuntamenti al chiaro di luna. Mai più.”