Il Sole

Capitolo III

“Voi credete nel destino?”

“Credo che ognuno di noi sia libero di scegliere il proprio futuro.”

“Sbagliate sapete?” ribatté la megera - “Il destino di ognuno è già scritto, ed il vostro è proprio qua davanti a me, nelle carte” - sul momento nulla mi ero ancora chiaro.

“Il Sole, arcano della passione, dell’amore, del fuoco che è in ognuno di noi.

Fuoco che tempra e che lascia segni nella carne, nella mente e nello spirito.

Chi esce da una storia d’amore ne esce livido. Livido di ferite che solo il tempo può curare, ma le cui cicatrici sono destinate a durare.

Che cosa sarebbe il sole senza la luna, il giorno senza la notte, la vita senza la morte?

Che cosa sarebbe l’amore senza la delusione?” proseguì la megera.

“Le carte mi suggeriscono che siate qui per questioni di cuore, è giusto?”

“Non solo”.

“É stato il vostro primo amore?” - “Credo di si” - “Allora non ne fate un dramma, il primo è sempre così, magico, drammatico, romantico. Ma non è questa l’esperienza di cui dovete preoccuparvi.” subito non capì -“A cosa vi riferite?” chiesi.

“Lei stato il vostro primo amore, ma è un’altra la relazione che ha lasciato il segno. Non so se mi spiego” - giuro che letteralmente non capivo a cosa si riferisse.

“No guardi” - prontamente risposi - “io altre ragazze non ne ho mai avute, nessuna è mai riuscita ad interessarmi più di tanto. Belle sì, ma non facevano per me”.

“Eppure…”

“Eppure c’è stata anche un’altra relazione, a sua modo, intensa”.

Quella megera riusciva davvero a leggermi nel pensiero?

“Certo, però, quella è una storia passata, una di quelle che vorrei dimenticare”

“Bene, parlatemene” - “Come scusi?” - “Parlatemi di lei” - insistette la fattucchiera.

Così dopo un primo attimo di titubanza, provai a ricordare i dettagli di quella che, forse, è stata la mia frequentazione più strana di sempre. Dunque iniziai.


“Se proprio volete sapere, qualche anno fa, di sera, in un locale, conobbi una ragazza.

Capello rosso corvino, pelle bianca, qualche lentiggine e due splendidi occhi ghiaccio. Sembrava uscita da una qualche fiaba ottocentesca.

Non mi ricordo esattamente cosa le dissi, ma di sicuro non doveva essere qualcosa di troppo interessante. Io con le donne non ci so proprio fare. Nonostante la musica alta e la difficoltà a capirsi, lei rimaneva lì, come se davvero quei discorsi insulsi le interessassero. Andammo via assieme.

E fino a questo punto, nulla di anomalo. Se non che una ragazza mi filasse.

La parte curiosa fu la mattina seguente, quando mi svegliai con tanti piccoli graffi sulla pancia. Sul momento neanche mi preoccupai, ma tenga a mente questo particolare, perchè tra poco prenderà senso.

Continuai a sentire la ragazza per qualche tempo, mi aveva lasciato il numero.

Era molto riservata, non accennò ad amici o alla scuola che frequentava, mi disse solo di essere nuova in città. Decidemmo di tornare a vederci.

Questa parte, però, non ho difficoltà a ricordarla, anche perché un primo appuntamento al cimitero, sfido chiunque a scordarselo. Ore a parlare tra i viali di cipressi.

Mi raccontò delle serie tv che guardava: andava pazza per American Horror Story. Mi parlò dei gruppi metal che ascoltava, e di come credesse fermamente nel soprannaturale. Non negò di aver provato anche qualche rito o cose del genere. Aveva pure tatuato uno strano simbolo sul polso. A prima vista poteva sembrare un infinito, ma un infinito non era.

Non so cosa mi attirasse di lei.

Forse l’aspetto da damigella gotica, oppure quel particolarissimo gusto nel vestirsi e negli hobby. So solo che ci capivamo alla perfezione, passavano le ore e non mi stancavo di sentirla parlare. Infine, ci salutammo, ragazza particolare, sì, ma quant’era bella.

Già dopo il primo appuntamento mi aveva stregato, non mi era mai capitato di avere un feeling del genere, una tale complicità.

Ora arriva la parte un po' più ambigua: dalla mattina seguente all’appuntamento, i piccoli graffi erano divennero lividi tagli, fendendo il torace da parte a parte. Qui non posso negare che mi iniziai a spaventare seriamente. Continuai a sentire la ragazza, ci rivedemmo e rivedemmo ancora e finché la frequentavo i tagli non accennavano a rimarginarsi.

Datemi del suggestionabile, ma preferì smettere di sentirla.

C’era qualcosa in lei che non andava. Era troppo perfetta, era troppo fatta per me. Sembrava frutto di un qualche strano sortilegio.

In alcuni momenti sembrava quasi che mi potesse leggere nel pensiero.

In alcuni momenti, mi metteva letteralmente i brividi tanto riusciva a capirmi.

Inutile dire che già dopo pochi giorni che non ci vedevamo le ferite iniziavano a migliorare.

Passarono mesi, e ripensando a quanto ero stato stupido, un giorno, decisi di richiamarla.

Mi mancava da morire.

Ma nulla: non riuscivo a rintracciarla, il cellulare squillava a vuoto, il numero ora era inesistente. Provai un giorno, poi il giorno dopo, e quello dopo ancora.

Non avevo altri metodi per contattarla: ne un amico in comune, né un indirizzo, non sapevo neppure che scuola frequentasse. Profilo Instagram cancellato, quello Facebook mai esistito. Possibile che fosse scomparsa per davvero, o ce l’aveva solo con me?

Un macabro presentimento, allora, iniziò a serpeggiare nella mia mente.

Chiesi agli amici che erano con me la sera che conobbi, ma anche lì nulla.

Nessuno sembrava ricordarsi di lei, dissero addirittura che andai via da solo.

Una storia davvero bizzarra, che ancora ad oggi non riesco a spiegare”.

“Se volete posso dirvi io la soluzione, la leggo davanti a me, nei tarocchi” - ribatté la megera.

“Preferirei di no, vorrei continuare a pensare che se la sia solo presa con me” - “Immaginavo.” concluse, sogghignando, la strega.

Riprese poi in mano il mazzo dei tarocchi e si apprestò a girare la seconda carta.