Il Mago:

Capitolo II

Un forte tanfo.

Questo, è il primo ricordo che ho di quell’antro. Un odore di incenso e spezie, talmente acre che dovetti tapparmi il naso. Scesi per una buia e stretta scala. Mi trovavo in una specie di scantinato angusto ed umido. L’aria viziata era quasi irrespirabile.

La poca luce proveniva da una manciata di candelabri sparsi qua e là per stanza.

Procedetti con cautela. Si intravedeva una trasandata tappezzeria purpurea e soprammobili dal gusto discutibile. Alcuni facevano veramente ribrezzo: parlo di miniature di moncherini e plastiche di teschi. O quantomeno spero che fossero plastiche.

Avanzai a tentoni sino al centro della stanza. Qui un paio di sedie ed un piccolo tavolo, sul quale era posato un campanello. Suonai.

Nessuno rispose.

Suonai ancora.

Nessuno rispose.

Suonai per la terza volta.

Tutto taceva: così feci per andarmene.

“Non siate frettoloso ragazzo.

Chi aveva parlato? Mi girai di scatto, e proprio davanti a me, seduta su una delle due sedie, una figura velata. Dalla voce pareva una donna. “Sedetevi pure, posso fare qualcosa per voi?” replicò mellifluo l’essere. “Ho visto l’insegna e mi chiedevo se…” - “Si, leggerò per voi il futuro, ma occhio per occhio, tutto ha un prezzo.” Cosa voleva quell’essere da me?

“Venticinque euro, prego metteteli sul tavolo”. E dire che fino a quel momento stavo anche credendo a quella sceneggiata. Datemi dello stupido, ma l’ambiente, e quel modo di fare da fattucchiera mi avevano quasi ingannato. Per fortuna, la mia parte razionale riaffiorò .

“Guardi lasci stare, ero entrato solo per dare un’occhiata.”

Infilai velocemente le scale ed aprì il pesante portone. Il bagliore esterno, subito, mi accecò. Ebbi un attimo di stordimento, tempo di riprendermi e mi tornai ad incamminare. Venti minuti dopo ero davanti alla mia porta, si stava facendo buio. Salì ed andai in camera mia. Finalmente un po’ di riposo: chiusi la porta dietro di me.

Nel frattempo una voce mi chiamò, destandomi bruscamente dai miei sogni ad occhi aperti.

In effetti penso sempre troppo; dovrei essere più deciso nella mie scelte.

Così mi sedetti, cercai il portafoglio ed estrassi venticinque euro.

“Bene sei pronto?” domandò la tetra figura.

“Si”

“Cominciano allora”.

Così la cartomante estrasse un mazzo di tarocchi da sotto la sua scura veste.

Lo posò sul tavolo, e, dopo avergli dato una veloce mescolata, girò la prima carta.