Il (mio) mondo:

Capitolo I

L’università non riapre.

Così mi trovo ad avere molto tempo libero in questo periodo.

Dunque, perché non prenderela penna in mano e raccontarvi qualcosa su di me?

Vedetelo come un modo per conoscerci meglio.

Vedetelo come un modo per chiedere scusa.

Scusa a chi posso dare fastidio.

Scusa a chi posso sembrare strafottente.

Scusa a chi posso risultare molesto.

Perché sò che spesso ci si può fare un’idea sbagliata, ma mai e poi mai vorrei dare noia a qualcuno. Dunque, come dicevo prima, vorrei raccontarvi qualcosa in più su di me.

E vorrei farlo partendo da un aneddoto, alquanto particolare, della mia vita. Accaduto proprio in queste date dell’anno appena passato.


Era un caldo pomeriggio di settembre.

Mi ero appena trasferito a Parma per frequentare l’università. Avevo preso casa in centro, nei pressi di via D’Azeglio, zona Oltretorrente. Ma nonostante l’emozione per questa nuova avventura, il periodo non era dei migliori.

Non vi mentirò, sono tutto fuorchè uno scrittore o un creativo: lavoro per sei euro l’ora in un ristorante. E proprio in quei giorni erano iniziati i primi licenziamenti. La consueta riduzione dello staff da stagione estiva ad invernale. Attendevo, quindi, il rinnovo del contratto.

Se non fosse arrivato sarei stato ufficialmente disoccupato e con un affitto, fresco di firma, da pagare. Capirete non la migliore delle prospettive.

Aggiungeteci che la ragazza mi aveva appena mollato: otto mesi di felicità buttati nel cesso.

Lo so, non sono tanti, però è stata la mia più bella ed intensa relazione; nonché l’unica. Credo di essermi innamorato.

Era un caldo pomeriggio di settembre, mi ero appena trasferito a Parma, ed in uno dei primi giorni di università, stavo facendo un giro per le vie del mio nuovo quartiere.

Più che fare un giro, mi ero palesemente perso: il cellulare era scarico.

Così iniziai a girovagare per il mio borghetto. Girai, girai e girai ancora. Percorsi boh, una decine di vie, di nessuna ricordo il nome, ed ad essere sincero, non mi sembra di essermi mai più imbattuto in nessuna di esse. Giunsi in una viuzza, pareva tale e quale alle altre, tranne che per un singolo particolare. Spiccava una strana insegna, dalla parte opposta a quella da cui provenivo. Era una grossa croce gotica in ferro battuto: simile a quelle delle antiche farmacie; avete presente? Incuriosito, mi avvicinai.

Giunto sotto di essa, notai, incisa, una scritta: Divinazione e cartomanzia.

Venni folgorato da un pensiero: dovevo farmi leggere il futuro.

Faccio una piccola premessa, non sono una persona particolarmente scaramantica, però in quel preciso momento, senza nulla da fare ed in un periodo complicato, l’illusione che qualcuno potesse guardare nel mio futuro, conoscere ciò che mi sarebbe successo e darmi una mano a ritrovare un equilibrio, giuro, sembrava un’idea allettante.

Così controllai di avere qualche soldo nel portafogli, ed entrai. Pensando che, in qualunque modo fosse andata, sarebbe stata un’esperienza da ricordare.

E per molti versi fu così.